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RECENSIONE DEL QUARANTANOVESIMO EPISODIO DI DRAGON BALL SUPER:

MESSAGGIO DAL FUTURO!

Trunks – quello del futuro – è all’oscuro di molte cose, a partire dalla risurrezione di Goku avvenuta sei anni dopo il sacrificio contro Cell. Il ragazzo se ne andò con la macchina del tempo poco dopo lo scontro, salutando quegli amici che nella sua dimensione non avrebbe in ogni caso ritrovato, compreso suo padre.

Ci pensa Bulma con uno scappellotto sulla nuca – ne sgancia parecchi in questo episodio – a rimetterlo in riga di fronte a Goku.

Trunks riacquista lucidità e con le lacrime agli occhi si rende conto che il viaggio nel tempo ha avuto buon esito. Non si tratta di Black, non ancora. E’ soltanto Goku, quello buono con la tuta arancione ed i modi gentili.

Si inginocchia ai piedi di sua madre profondamente commosso, saluta suo padre mantenendo la stessa distanza di anni addietro, e rivede se stesso bambino.

La banda di Pilaf è costretta ad arrendersi ai fatti: non ci sono scandali, né figli segreti. Quel ragazzo è figlio di Bulma quanto di Vegeta. E’ Bills, dall’alto della sua divinità, a spiegare che i due Trunks non sono altro che la stessa persona.

La macchina del tempo è un’invenzione al di fuori della conoscenza umana e Bulma ne fa sfoggio con orgoglio davanti agli dei i quali, pur riconoscendone il talento, ricordano come neanche loro potrebbero modificare il tempo.

Non è un caso che Whis ci giochi soltanto per tre minuti e davanti a Trunks dica di non essere lui il dio al quale prostrarsi per scongiurare la punizione.

Il vero dio tra loro due è Bills, malgrado l’aspetto di gatto e la fame da lupi. Gli basta un wurstel per cambiare opinione, e Bulma ne tira dalla tasca parecchi, mettendo a disposizione, ancora una volta, i comfort del suo enorme giardino.

Pure nella sua dimensione Trunks si è ritrovato a fare i conti con Babidi, ma gli è bastato l’allenamento con il sommo kaio-shin per schivare gli sputi paralizzanti di Darbula e scongiurare il risveglio di Majinbu. Ancora non viene chiarito chi sia questo Black, il che porta a pensare che neppure Trunks sia a conoscenza della sua identità e che questa vada cercata tra quegli effetti collaterali a cui accennava Whis in riferimento ai viaggi nel tempo. Trunks stesso potrebbe aver generato la sua esistenza.

Il ragazzo, per altro, non ha avuto ancora modo di accorgersi che Vegeta non è più quello di una volta, il padre a cui non importò vedere precipitare con il jet il proprio bambino. Non sa nulla del suo sacrificio, del suo doloroso processo di umanizzazione, e perciò non si stupisce di essere rimproverato alla sua maniera saiyan per essere scappato davanti al nemico.

Ancora una volta ci pensa Bulma a far ragionare Vegeta, sventolandogli sotto il naso il manoscritto zeppo di appunti, ritrovato nella macchina del tempo, e aprendo la prospettiva di viaggiare tutti quanti nel tempo.

Non ce ne sarà bisogno perché Black apre uno squarcio nelle coordinate spazio-tempo e si materializza nel giardino, richiamato dall’allenamento di Trunks e di Goku al quale, a distanza di anni, in una sequenza che ha il sapore di vecchi ricordi, bastano ancora le sole dita per fermare la sua spada.

 

 


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1 risposta

  1. OL

    Ecco, vedi, tu l’hai vistw in un modo gia più ottimistico rispetto a me e mi hai fatto ragionare sul fatto che, magari, anzichè essere cosí esigente da subito, potrei godermi molto meglio il dislocarsi tra numerosi episodi del cambiamento profondo di Vegeta agli occhi di questo Trunks del futuro rimasto un po’, paradossalmente, indietro.
    Eccezionale.

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