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RECENSIONE DEL NOVANTANOVESIMO EPISODIO DI DRAGON BALL SUPER:

MOSTRAGLIELO!

IL VERO POTERE DI CRILIN!

 

L’universo n. 9 non esiste più.

Si resta così: sgomenti, increduli, a fissare dal basso i due Zeno nella loro ampolla di vetro.

Per Goku e Vegeta è uno sprono a restare in piedi fino alla fine.

Crilin stringe la casacca all’altezza del petto, quasi a voler frenare il battito del cuore. È scosso e turbato, ma non intende tirarsi indietro.

C-18 appunta una ciocca di capelli dietro l’orecchio. Pure lei è agitata e il fratello deve ricordarle che hanno dalla loro parte un’energia inesauribile.

L’osservazione più acuta è quella di Freezer, che si stupisce di come un gesto tanto nefando provenga da due marmocchi colorati in apparenza innocui.

Sta proprio qui la bravura e l’originalità di Toriyama: aver disegnato in modo banale l’essere più potente del suo universo animato.

Zeno non combatte e probabilmente non combatterà mai perché non ha bisogno di combattere.

Non ha tratti adulti né muscoli.

Non ha neppure personalità.

Non è visionario come Zamasu.

La sua non è nemmeno cattiveria. Non quella allo stato puro di Freezer o quella primitiva di Majinbu.

È potere.

Un potere enorme e inimmaginabile che ha dall’origine dei tempi.

È un dio… e gli basta schioccare le dita.

 

L’universo n. 9 era stato il primo ad attaccare e il primo a essere eliminato.

Ora, tutte le squadre devono rielaborare i propri piani e per alcuni istanti nessuno combatte.

L’azione riparte quando Vegeta nota alcuni componenti dell’universo n. 6 e decide di riprendersi una rivincita.

Hit lo snobba (!) e lo lascia all’orso Botamo.

Vegeta lo impacchetta con tanto di fiocco, ma perde tempo a buttarlo dal ring mentre maledice sua madre.

Interviene in soccorso Magetta, che non ha più il cuore tenero di una volta e le offese non lo scalfiscono neppure se gli sacramentano tutta la sua famiglia.

Ci aspettiamo che nel prossimo episodio questo combattimento non si protragga oltre un minuto.

C- 18, intanto, è alle prese con Shosa, una specie di lupo assoldato dall’universo n. 4 che si finge morto e la fa precipitare.

In suo soccorso giunge Crilin e da bravo marito la porta in salvo tra le sue braccia.

Sembrano due amici per la pelle più che moglie e marito, per quanto sono diversi, ma si vogliono bene.

I due fanno un gioco di squadra, con tanto di sfere lanciate come nella pallavolo, e mandano il tizio sugli spalti.

È la volta di una volpe cieca e qui la tecnica migliore di Crilin fallisce.

Il colpo del sole non serve a niente, neppure se potenziato un milione di volte. In compenso, ha una scarpa puzzolente che ottiene lo stesso effetto, con il disappunto di sua moglie che si ricorda di dovergliele lavare.

Pure da bambino vinse una gara grazie a delle scorregge.

Crilin è soddisfatto. Si sente in gran forma. Un po’ lo ha aiutato la moglie, un po’ lo hanno aiutato certi richiami alla prima serie.

Era giusto che ci fosse in questo Torneo per il fatto di esserci sempre stato, ma c’era da aspettarsi che sarebbe stato tra i primi a cadere.

Se ne va senza dolori e traumi, lui che ne ha subiti già tanti, uscendo di scena in pochi secondi.

Meglio una beffa che un corno a trapassargli il costato.

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