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RECENSIONE DEL CENTESIMO EPISODIO DI DRAGON BALL SUPER:

FUORI CONTROLLO!

IL RISVEGLIO DEL BERSERKER!!

In principio era il super saiyan leggendario, quello che nasceva una volta ogni mille anni.

Son Goku pareva essere il predestinato, lì sul suolo di Namecc.

In verità, non sarebbe stato l’unico ad avvampare d’oro e la trama aveva bisogno proprio di quel carburante per continuare ad andare avanti.

Per Vegeta fu un’incoronazione dovuta, di lì a breve, con tutta quella rabbia e quella competizione covata dentro.

Gohan era un talento di natura.

Per Goten e Trunks fu quasi un gioco.

Poi, arrivarono i saiyan dell’universo n. 6, magrolini, gentili e senza coda.

Non sapevano neanche cosa fosse il super saiyan.

Ci sono riusciti in pochi minuti, concentrando quel formicolio dietro la schiena.

Kyabe non sarebbe mai stato capace di scatenare la rabbia di Caulifla e si è limitato a descrivere la sensazione fisica provata in quel momento. Si può tollerare anche questo. Non c’era il tempo o la voglia di raccontare le loro vicende. In più, abbiamo scoperto anche un dettaglio fisico della trasformazione e il quadro è più completo.

Fortunatamente, Goku arriva nell’episodio di questa settimana ad abbassare la cresta di questi saiyan. Caulifla non è pronta per diventare un super saiyan blue. Glielo dice schiettamente. Al massimo, può aspirare a un secondo livello. Ora possiamo metterci l’anima in pace.

Ma chi si crede di essere questa tipetta?

Si suppone sia giovane, perché si permette di dare del vecchio a Goku.

“Le cose si stanno facendo interessanti”, commenta il saiyan.

Se non sapessimo che l’interesse di Goku per le donne è pari a zero, potremmo trovare in questa sua osservazione un doppio senso.

Invece, nulla di tutto questo e molte fantasie resteranno confinate in zone xxx.

Goku non la vede nemmeno come un avversario da mandare fuori dal ring. Se ci fosse il tempo, le darebbe volentieri qualche lezione. Anzi, è proprio quello che sta facendo, ignorando lo scorrere del tempo.

A rompere l’idillio è la timida Kale, che si accorge di non essere di alcuna utilità per la sua “sorellona” e incomincia a piangere disperatamente.

Che tatto dimostra Goku a dirle di non dar loro fastidio!

Qualcuno voleva vedere in questo Torneo il super saiyan leggendario, quello tutto muscoli comparso in alcuni OAV e che urlava come un nastro inceppato il nome di Goku?

Pare che riscosse molto successo tra i più giovani dell’epoca.

Eccovi accontentati.

Ha le tette toste, però, e Goku lo chiama con il suo nome terrestre e non Kakaroth.

Questa volta non si parla di leggenda. Vegeta dice che deve trattarsi della forma vera di un super saiyan, ovvero quella primordiale, senza controllo. E’ come se l’ozaru avesse assunto sembianze… umane.

Nella sua furia, Kale spedisce fuori diversi combattenti.

Sì è un po’ perso il conto degli esclusi e gli spalti si sono visti pochi in questo episodio.

Ma come! Kale tiene testa a un super saiyan blue?

Apriti cielo!

Come se Goku in versione blue dovesse essere infallibile! E’ chiaro che questa trasformazione è destinata a essere soppiantata da qualche altro colore, tante sono state le volte che l’ha fatta vedere.

E se la tipa è veramente forte?

E se Goku semplicemente si sta contenendo?

In quale occasione Goku avrebbe dato il massimo di sé fin da subito?

È ovvio che si vuole spostare l’attenzione su Jiren, al quale basta una piccola esplosione per far ritornare Kale la fragile fanciulla di prima.

Prima di essere un videogioco, Dragon Ball è una sceneggiatura.

La sceneggiatura non può essere rigida.

Se Goku in versione blue deve essere infallibile e non è tenuto a ricevere manco un graffio, tanto vale che si arrivi subito allo scontro finale e si tolgano di mezzo tutti gli avversari con una sola gomitata.

Allora, si direbbe: “E la storia dov’è?”

La storia è lì dove deve essere. Con Gohan e gli altri rimasti ancora in cerchio, perché per loro sono trascorsi solo pochi minuti e non c’è stato ancora il tempo pratico di soffermarsi a dovere. Con Vegeta alle prese ancora con l’universo n. 6, perché a combattere con uno sconosciuto qualsiasi, destinato a non entrare nella memoria, tanto vale combattere con loro, almeno sappiamo a quale universo appartengono e non dobbiamo aspettare i godpad di Zeno.

La storia, intanto, è a quota cento, e fa un certo effetto accorgersi che dal primo episodio sono trascorsi ormai due anni.

 

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