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RECENSIONE DEL QUARANTUNESIMO EPISODIO DI DRAGON BALL SUPER:

ESAUDISCI IL NOSTRO DESIDERIO!

Per rappresentare l’individuo posto al vertice dei dodici universi, Toriyama – con un po’ di irriverenza – si avvale di un tratteggio assai elementare, fatto di un volto circolare e di due occhi piccoli privi di espressione, giusto per ricordare a tutti che le apparenze ingannano e che non sempre la potenza risiede nella prestanza fisica.

Zeno ha il pigolio di un pulcino e si fa sollevare dalle guardie del corpo tendendo le braccia come un bambino in mezzo alla mamma e al papà, ma a detta degli dei della Distruzione, può disintegrare i dodici universi in un’unica volta e senza troppa fatica.

Giunge d’improvviso, un po’ per tirare le orecchie ai due dei della Distruzione, un po’ per esprimere la volontà di allestire un nuovo torneo, questa volta allargato a tutti i dodici universi.

Sembra un tipo mite e, come tutti gli dei che si sono imbattuti in Goku, prova subito della simpatia per lui.

Goku ha la capacità rara di aprirsi un varco tra personaggi illustri ed attirare l’attenzione più di loro grazie ad un’ingenuità disarmante, senza mezzucci, senza furberie, senza mai inginocchiarsi e sottomettersi agli altri. Avanza con il suo sorriso, grattandosi la zazzera cespugliosa e accennando qualche smorfia un po’ tonta, e puntualmente tende all’altro una mano pulita e sicura.

Neppure gli dei riescono a fare tanto. Anzi, gli dei di Toriyama non sono stinchi di santi: qualcuno ha il debole per le belle donne e qualcun altro disintegrerebbe un pianeta per un budino.

La forza di Goku, invece, è nell’onestà e nella purezza dei suoi sentimenti: per questo non teme nessuno e ottiene il rispetto di tutti, anche dei più potenti, lui che è nato in mezzo alle montagne sperdute e nel tempo libero ara la terra.

Viene la pelle d’oca a pensare a tutte le molteplici combinazioni che possono venire fuori da questo nuovo torneo, ma intanto Monaka si conquista finalmente un ruolo di tutto rispetto grazie alla sua capacità da fattorino di leggere le mappe spaziali.

La settima sfera non è altro che la Stella senza Nome, sul cui suolo è stato messo in piedi il torneo.

L’invocazione del super drago, questa volta, richiede uno spazio immenso quanto l’Universo ed un linguaggio che solo gli dei conoscono.

In Dragon Ball Super tutto è – non a caso – più grande, più solenne, più sovrumano, ed anche per invocare un drago non basta più Bulma.

La formula suona quasi come una cantilena ed il drago appare accompagnato da cori liturgici: gli basta spalancare le fauci per inghiottire pianeti o muovere un’ala per spazzare galassie, come quello dell’Apocalisse.

Per esprimere il desiderio, Goku e tutti i suoi compagni si ritrovano ad affrontare un viaggio mistico, fatto di silenzi improvvisi, di nebulose color amaranto, di buchi neri e di squarci accecanti, fino a penetrare l’essenza stessa del drago.

Gli uomini ed il drago diventano una sola cosa, non sono più distanti come accadeva sulla Terra o su Namek, ma la scelta del desiderio appartiene ad un dio, non a loro che sono solo spettatori privilegiati.

Il desiderio espresso da Bills, che resta sconosciuto ai nostri personaggi, lascia un po’ sorpresi noi spettatori. Il gatto antropomorfo non ha chiesto niente per sé o per il suo universo, ma compie un gesto di grande generosità a vantaggio di suo fratello.

La Terra viene ripristinata difatti anche nel sesto universo, con tutta la popolazione, i suoi cibi succulenti, la sua storia; allargando ancora una volta la strada a quella molteplicità di combinazioni che fanno venire la pelle d’oca.  Quanto vicine arriveranno ad essere la Terra del sesto e del settimo universo? Le loro vite si intrecceranno mai? Vivono lo stesso presente? O passato e futuro torneranno ad incrociarsi?

Ed è proprio la Terra, vista dalla postazione in prima classe della navicella cubo tra l’ammirazione dei presenti, a chiudere una prima parte di questa storia e ad aprire a nuove avventure.

 

 


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